Compie un anno il progetto “Casa Condivisa”, per una coabitazione a misura di tutti >>

Nel mese di marzo ha compiuto un anno il progetto Casa Condivisa (Cohousing) della fondazione ConfiVivere e della cooperativa sociale “Si può fare” che prevede la coabitazione di persone con e senza disabilità. L’idea del Cohousing si inserisce in una serie di vari progetti di inclusione sociale, lavorative e di educazione all’autonomia sotto la responsabilità scientifica dell’associazione AEMOCON (L’Emozione di Conoscere) fondata dal professor Nicola Cuomo, a suo tempo Docente di Pedagogia Speciale dell’Università di Bologna.

Per molti anziani, ma anche per i giovani con disabilità ambire a una vita autonoma è spesso possibile solo tramite la creazione di una rete di supporto e di mutuo soccorso discreta, ma che sia in grado di intervenire quando necessario per superare le difficoltà e risolvere gli imprevisti della vita quotidiana. Molte persone potrebbero così continuare a vivere in casa conservando le proprie abitudini ed i propri interessi e non in istituti dove spesso si perde la propria dignità e capacità di autogestione. A volte sono sufficienti interventi minimi di supporto nello svolgimento delle faccende quotidiane personali e nella cura della casa per poter permettere a persone anziane o disabili di vivere in un contesto autonomo, ma allo stesso tempo sicuro. È importante coinvolgere però anche l’intero contesto sociale affinché la persona disabile possa costruirsi una rete di rapporti interpersonali e affettivi così da poter trovare un ruolo attivo nella comunità abbattendo ogni possibile barriera e pregiudizio.

Il progetto ha avuto inizio a Milano nel gennaio dello scorso anno nell’appartamento in centro città di proprietà di Giacomo, un quarantenne disabile che convive con Alessandra, una giovane “architetta” torinese e Davide, un lavoratore “fuori sede”, e come tutte le convivenze condividono anche le attività di tutti i giorni come la spesa, la cena e il relax serale dopo una giornata di impegni. Alessandra racconta in un’intervista come convivere con i due ragazzi l’abbia aiutata da abbattere i pregiudizi e le barriere nei confronti della disabilità che inconsciamente portava con sé.

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