Firenze e Napoli, i musei come strumento d’inclusione per disabili >>

L’arte e la bellezza fanno bene alla salute. Secondo alcuni studi effettuati esiste nel nostro cervello un centro specializzato detto “Centro della bellezza” situato nella corteccia orbito-frontale che riceve i segnali di natura estetica quando si osserva ad esempio in bel quadro o si ascolta una musica appassionante e che ha un potere per così dire “nutritivo” delle strutture profonde del cervello umano. Si è scoperto ad esempio che portare persone malate di Alzheimer in un museo e far loro praticare un percorso appositamente studiato porta loro dei benefici. Sulla base quindi del principio che l’arte fa bene,  vari musei italiani hanno in questi anni deciso di aprire le loro porte anche alle persone disabili migliorando la loro accessibilità e proponendo percorsi appositamente studiati. Tra le tante esperienze se ne possono riferire due in particolare: quella del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze e quella del Museo Archeologico (MAN) di Napoli. Lo scorso anno è stato inaugurato presso l’Opera del Duomo di Firenze TouchAble, il nuovo percorso tattile guidato per persone cieche e ipovedenti che abbraccia tutto il complesso di Piazza del Duomo spiegandone la storia e l’unicità. Si tratta di una visita emozionante per chi non può vedere nel rispetto delle nuove regole di conservazione delle opere scultoree che non permettono l’esplorazione tattile sulle opere originali. Sono state infatti create delle repliche delle opere più significative adatte ad un’esplorazione tattile guidata scelte in accordo con il direttore del museo Timothy Verdon. Il percorso è nato dalla collaborazione della direzione del museo con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti della provincia di Firenze con la supervisione del professor Antonio Quatraro.

La seconda esperienza riguarda invece la cultura e l’arte come strumento di lotta all’emarginazione. Nel Gennaio scorso si sono esibiti presso il Museo Archeologico (MAN) di Napoli i 75 componenti del complesso musicale Sclazabanda che hanno suonato all’interno del museo per alcuni giorni e dopo sono tornati a visitarlo.  La Scalzabanda è nata nel 2012 ne quartiere napoletano di Monsanro ed è composta da bambini e adolescenti dagli 8 ai 15 anni, immigrati e giovani musicisti che vivono nel quartiere. Esibirsi in un museo circondati dalla bellezza è stato per i ragazzi affascinante ed emozionante, la musica rende possibile l’obiettivo dell’integrazione sociale e fa cadere ogni barriera e pregiudizio.

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